Dung-dkar (Conchiglia rituale)
- Denominazione
- Dung-dkar (Conchiglia rituale)
- Autore
- Ignoto
- Tipologia
- n.d.
- Datazione
- sec XIX
- Area Geografica
- Mongolia
- Materiali e Tecnica
- Guscio naturale di Turbinella pyrum (Sacred Chank) e metallo argentato lavorato a sbalzo, turchese, madreperla
- Dimensioni
- cm 12 x 5.5
- N. Inventario
- FSP/2023/AEt/CRB/CPA/2203
NOTE
La “Conchiglia Rituale” (in tibetano Dung-dkar, in mongolo Lav), era utilizzata come strumento a fiato per richiamare i monaci alle cerimonie e per “annunciare” la verità del Dharma.
Si tratta del guscio di un gasteropode marino, scientificamente noto come Turbinella pyrum, proveniente dall’Oceano Indiano. Il fatto che si trovi in Mongolia testimonia le vaste reti commerciali che rifornivano i monasteri della steppa. La conchiglia è uno degli Ashtamangala (gli Otto Simboli di Buon Auspicio): rappresenta il suono pervasivo del Buddha che si diffonde in ogni direzione, risvegliando gli esseri dall’ignoranza.
La superficie mostra una patina color avorio con segni di usura naturale e striature brune vicino all’apertura, tipiche di un oggetto che è stato maneggiato a lungo.
L’apice della conchiglia (la punta) è stato tagliato e levigato per permettere l’insufflazione dell’aria. Un monaco esperto può produrre un suono profondo e risonante, simile a un corno, che può essere udito a chilometri di distanza nella valle.
Questo esemplare è parzialmente rivestito da una montatura in metallo argentato riccamente lavorata a repoussé con motivi a volute e nuvole stilizzate. Lungo i lati sono presenti cabochon di turchesi e madreperla.
BIBLIOGRAFIA
Nyam-Osoryn Tsultem, Mongolian Arts and Crafts, State Publishing House, Ulaanbaatar 1987
Patricia Berger, Terese Tse Bartholomew, Mongolia: The Legacy of Chinggis Khan, Asian Art Museum of San Francisco, 1995
Robert Beer, The Encyclopedia of Tibetan Symbols and Motifs, Shambhala Publications, Boston 1999