Ritmi simultanei
Enrico Prampolini
Enrico Prampolini (Modena 20 aprile 1894 – Roma 17 giugno 1956) si forma all’Accademia di Belle Arti di Bologna e poi a Roma, dove entra presto nel circuito delle avanguardie.
Figura cardinale del Futurismo, è tra i principali artefici della sua espansione europea: pittore, scenografo, teorico, animatore culturale instancabile. La sua ricerca attraversa aeropittura, astrattismo, biomorfismi e architetture cromatiche, in un continuo tentativo di fondere arte, tecnologia e modernità.
Negli anni Venti e Trenta Prampolini svolge un ruolo decisivo nella diffusione dell’arte d’avanguardia in Italia, fondando riviste, gruppi e mostre che collegano Roma a Parigi, Bruxelles, Berlino. Collabora con Théâtre de l’Atelier, con il cinema sperimentale e con il teatro d’opera, introducendo scenografie dinamiche, luministiche, fondate su macchine, pannellature mobili e ambienti astratti: una rivoluzione visiva che anticipa il design contemporaneo.
La sua pittura evolve dall’aeropittura futurista all’“arte polimaterica”, in cui forme organiche e geometriche convivono in un’energia cosmica. Opere come “Composizione cosmica”, “Paesaggio marino sintetico” o “Architettura cromoplastica” mostrano la sua volontà di creare ambienti totali, dove colore e spazio dialogano come forze autonome.
Nel dopoguerra partecipa alla rinascita artistica italiana, esponendo alla Biennale di Venezia e promuovendo il rinnovamento delle arti visive.
Muore a Roma il 17 giugno 1956, lasciando una delle eredità più ricche del Novecento italiano: un’idea di arte come progetto totale, capace di unire pittura, scena, architettura e immaginario tecnologico in un’unica visione cosmica.
Enrico Prampolini
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