Damaru (Tamburo a due facce) e suo Chö-pen (stendardo)
- Denominazione
- Damaru (Tamburo a due facce) e suo Chö-pen (stendardo)
- Autore
- Ignoto
- Tipologia
- n.d.
- Datazione
- sec XIX
- Area Geografica
- Mongolia
- Materiali e Tecnica
- Legno pregiato; pelle tinta (verde); conchiglie cauri, argento, bronzo, pasta vitrea; seta ricamata; fili metallici
- Dimensioni
- H cm 14.5 - DIAM cm 20
- N. Inventario
- FSP/2023/AEt/CRB/CPA/2111
NOTE
Questo esemplare rappresenta l’apice della raffinatezza liturgica: un Damaru (tamburo ‘a due facce’ o ‘a clessidra’) completo del suo Chö-pen (stendardo o ‘coda cerimoniale’). Trovare il tamburo ancora unito al suo apparato tessile originale è una rarità, poiché permette di documentare non solo lo strumento sonoro, ma l’intera ‘presenza scenica’ del rito tantrico mongolo.
Per quanto strettamente riferito al Tamburo, la scelta della pelle tinta di verde è particolarmente significativa: nel Buddhismo Vajrayana, il verde è il colore dell’Azione Illuminata e della divinità Amoghasiddhi; la giunzione tra i due emisferi è coperta da una fascia di tessuto rosso su cui sono applicate conchiglie cauri (Cypraeidae) a indicare abbondanza e protezione; al centro spicca una placca metallica sbalzata che raffigura il Bum-pa (il Vaso del Tesoro), uno degli otto simboli di buon augurio. L’elemento più raro di questo pezzo è la ricca dotazione di pendenti agganciati a un anello metallico: una campanella in bronzo pende da una catenella dorata per aggiungere una vibrazione argentea e continua al ritmo martellante della pelle del tamburo; alcuni grani in pasta vitrea (blu, rossa e ambra) che fungono da richiami visivi per le diverse famiglie di Buddha; un piccolo specchio circolare in metallo (Melong) appeso al laccio di cuoio, a simboleggiare la natura vuota e riflessa della realtà.
Lo stendardo in seta è composto da diversi strati policromi che terminano in una lunga frangia di fili neri: sulla seta rossa è visibile il carattere intrecciato della Doppia Felicità (Shuangxi), tipico dei tessuti di lusso di influenza cinese ampiamente utilizzati nell’aristocrazia e nel clero mongolo del XIX secolo; i Nastri dei Cinque Colori rappresentano la totalità degli elementi cosmici messi in moto dal suono dello strumento.
BIBLIOGRAFIA
Ter Ellingson, The Mandala of Sound: Concepts and Sound Structures in Tibetan Ritual Music, University of Wisconsin, Madison 1979
Mireille Helffer, Mchod-rol: Les instruments de la musique tibétaine, CNRS Éditions, Paris 1994
Robert Beer, The Encyclopedia of Tibetan Symbols and Motifs, Shambhala Publications, Boston 1999