Danda (bastone rituale) con terminale a quattro Vajra incrociati
- Denominazione
- Danda (bastone rituale) con terminale a quattro Vajra incrociati
- Autore
- Ignoto
- Tipologia
- n.d.
- Datazione
- sec XIX
- Area Geografica
- Mongolia
- Materiali e Tecnica
- Legno intagliato con policromia a pigmenti minerali
- Dimensioni
- cm 32 x 4 x 4
- N. Inventario
- FSP/2023/AEt/CRB/CPA/2200
NOTE
Questo bastone rituale in legno policromo rappresenta una tipologia di strumento liturgico mongolo meno comune rispetto ai pugnali in metallo, ma altrettanto significativa. La presenza di un Vishvavajra (Vajra incrociato) sulla sommità lo identifica come un oggetto destinato a stabilizzare lo spazio sacro e a fungere da asse del mondo durante i rituali di fondazione o protezione. Identificabile quindi come Danda, la cui funzione è più legata all’indirizzamento delle benedizioni e alla demarcazione di un’area protetta durante le cerimonie all’aperto o le processioni.
Il terminale superiore presenta quattro punte che si diramano verso i punti cardinali, formando una croce. Simbolicamente, il Vishvavajra rappresenta l’immodificabilità assoluta e la base su cui poggia l’intero universo spirituale; è il simbolo dell’equilibrio perfetto e della protezione multidirezionale. Sotto, il bastone presenta una serie di volumi sovrapposti: un pomello globulare rosso scuro e una sezione a campana rovesciata decorata con petali di loto policromi: questi elementi richiamano la struttura di uno stupa o di un baldacchino rituale, elevando il semplice legno a una dignità architettonica in miniatura. L’uso alternato di rosso, verde, giallo e nero segue i canoni del simbolismo cromatico tantrico. Il fusto del bastone è decorato con striature longitudinali verdi e rosse, che comunicano un senso di movimento e vitalità ascendente.
L’intaglio è sobrio ma efficace, con pigmenti applicati a strati spessi che hanno sviluppato una patina opaca e vissuta, tipica dei manufatti in legno esposti ai fumi dei monasteri. Si notano alcune cadute di colore e piccole scheggiature nel terminale superiore, segni naturali di utilizzo e di invecchiamento del legno che non compromettono la leggibilità iconografica del pezzo.
BIBLIOGRAFIA
Robert Beer, The Encyclopedia of Tibetan Symbols and Motifs, Shambhala Publications, Boston 1999, pp. 102-120