Scheda Tecnica

Testa di Yama (terminale di Tromba rituale)

Mongolia
sec XIX
Denominazione
Testa di Yama (terminale di Tromba rituale)
Autore
Ignoto
Tipologia
n.d.
Datazione
sec XIX
Area Geografica
Mongolia
Materiali e Tecnica
Rame sbalzato e dorato con tracce di policromia
Dimensioni
cm 10 x 18,5 x 13,5
N. Inventario
FSP/2023/AEt/CRB/CPA/2219

NOTE
Questo ‘terminale’ (il frammento della parte apicale) in bronzo è un elemento dalto valore cerimoniale, progettato per rivestire lestremità di una kangling (particolare strumento musicale, una tromba rituale ricavata per lo più dalla lavorazione di femori e tibie umani) o di una piccola tromba metallica. La qualità della fusione e la forza plastica del muso confermano la sua origine mongola, dove la metallurgia rituale ha raggiunto vette di espressività straordinarie.
Loggetto raffigura la testa di un Makara (in tibetano Chu-srin), una creatura mitologica acquatica che unisce le caratteristiche del coccodrillo, dellelefante e del drago. Morfologicamente, lelemento più evidente è la proboscide ricurva verso lalto, tipica delle raffigurazioni tardo-mongole, che richiama il potere dellelefante; le squame e le volute che decorano la parte posteriore e i lati della testa indicano la natura acquatica e primordiale della creatura, signora delle acque e della fertilità spirituale; le zanne prominenti e la bocca spalancata sono simboli di ‘protezione irata’.
La Tromba infatti non emette solo un suono, ma ‘ruggisce’ il Dharma per scacciare gli spiriti negativi e gli ostacoli spirituali: il suono è destinato a convocare le divinità feroci e i protettori del Dharma, e il terminale, con la sua simbologia, serve a ‘incanalare’ e ‘amplificare’ questa energia.
La struttura è cava e aperta sul retro, progettata per accogliere losso o il tubo metallico, fissandolo solidamente grazie alla massa del bronzo che funge anche da contrappeso per il musicista.
Lopera presenta una patina dorata naturale molto calda, con tracce di ossidazione verdastra (verdigris) nelle fessure delle incisioni, segno di unesposizione prolungata allatmosfera e ai fumi degli incensi dei monasteri. Da notare la precisione dei dettagli che conferiscono al Makara un aspetto dinamico, quasi come se fosse colto nel momento di emergere dalle acque.


BIBLIOGRAFIA
AA. VV., Mongolyn Ardiin Urlag, Ulaanbaatar Fine Arts Museum / State Publishing, Ulaanbaatar 1982
Françoise Pommaret, Buddhist Art of Mongolia, Éditions du Patrimoine, Paris 2003
Tsultemin Uranchimeg, A Monastery on the Move: Art and Politics in Later Buddhist Mongolia, University of Hawaii Press, Honolulu 2020

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