Placche Rituali da Paramento
- Denominazione
- Placche Rituali da Paramento
- Autore
- Ignoto
- Tipologia
- n.d.
- Datazione
- sec XVIII
- Area Geografica
- Area Himalayana (Tibet orientale o Nepal)
- Materiali e Tecnica
- Osso animale finemente inciso e patinato
- Dimensioni
- cm 11 x 2.7 - cm 10.8 x 2.8 - cm 11.2 x 2.8
- N. Inventario
- FSP/2023/AEt/CRB/CPA/2206
NOTE
Tre piccoli placche o pendagli verticali dalla forma allungata e apicale trilobata, ciascuno traforato in alto e in basso per l’inserimento in una montatura o supporto flessibile (collana, cintura o elemento pendente da oggetto rituale). La superficie frontale è finemente scolpita con figure demoniache e scheletriche in nicchie profilate da volute spiraliformi. Alla placca sinistra, figura terrificante con capelli fiammeggianti, bocca aperta, mani sul ventre; probabile demone rākṣasa o bhūta guardiano. Alla placca centrale, figura scheletrica completa in posizione seduta o danzante, identificabile con il Chitipati, il “Signore del Cimitero” simbolo della morte e dell’impermanenza. Alla placca destra, figura analoga alla prima, con postura dinamica e gesto di ammonimento (tarjanī mudrā).
La presenza dei fori di sospensione e la simmetria del gruppo indicano che i tre elementi facevano parte di un insieme ornamentale o rituale, probabilmente: una collana o cintura apotropaica usata da lama o sciamani, oppure un pendente multiplo fissato a un tamburo o strumento rituale.
Nel contesto tantrico mongolo-tibetano, figure come queste proteggono l’officiante trasformando simbolicamente la paura della morte in consapevolezza spirituale; il Chitipati al centro suggerisce un tema di meditazione sulla caducità e la rinascita.
Insieme, i tre pendagli costruiscono una miniatura del “Cimitero tantrico”: luogo sacro dove si dissolvono gli attaccamenti e si rinnova la vita spirituale. Se il Chitipati rappresenta la danza della morte consapevole e il trionfo della saggezza sull’impermanenza, i demoni laterali sono le incarnazioni delle passioni domate, guardiani del regno interiore; le volute spiraliformi alludono al vortice cosmico e al movimento ciclico del Samsāra.
La superficie dell’osso mostra una patina ambrata dovuta al tempo e all’esposizione rituale. I fori visibili ai lati delle placche servivano proprio per il passaggio dei lacci o dei fili che componevano l’intero paramento.
BIBLIOGRAFIA
Geoffrey Samuel (a cura di), Civilized Shamans: Buddhism in Tibetan Societies, Smithsonian Institution Press, Washington D.C.1993
Lewis Doney, The Dance of the Tantric Deities. Art, Ritual and Visual Narrative in Tibetan Buddhism, Serindia, London 2004
Amy Heller, Tibetan Art: Tracing the Development of Spiritual Ideals and Art in Tibet, Jaca Book, Milano 2006 (1999)