Scheda Tecnica

Maschera rituale per danza Cham di Simba Mukha

Area Himalayana (Tibet orientale o Nepal)
sec XIX-XX
Denominazione
Maschera rituale per danza Cham di Simba Mukha
Autore
Ignoto
Tipologia
Maschera rituale
Datazione
sec XIX-XX
Area Geografica
Area Himalayana (Tibet orientale o Nepal)
Materiali e Tecnica
Legno intagliato e policromo, pigmenti minerali (ocra, cinabro, lapislazzuli, malachite)
Dimensioni
cm 38 x 22 x 17
N. Inventario
FSP/2023/AEt/CRB/CPA/2145

NOTE
Maschera scolpita in un unico blocco di legno, raffigurante un volto leonino o demonico con fauci spalancate, canini sporgenti e occhi incavati dipinti di blu scuro. Sulla fronte campeggia un terzo occhio ovoidale, contornato di rosso e blu intenso, sopra il quale si eleva una corona di cinque teschi modellati e dipinti in rosso e ocra gialla. L’espressione è furiosa ma solenne; i baffi verdi, la bocca aperta e le narici forate accentuano il carattere apotropaico. Le superfici mostrano segni d’usura e di sfregamento coerenti con l’uso rituale: abrasioni nelle zone di presa, residui di unguenti o burro cerimoniale.
Questa maschera era destinata all’uso in danze rituali monastiche Cham o processioni sacre durante le grandi festività del calendario tibetano (in particolare il Gutor di fine anno). Il danzatore che la indossava incarnava la divinità irata Simba Mukha o una forma leonina di Mahākāla o Yamantaka, protettori del Dharma e distruttori degli ostacoli spirituali. La maschera assolveva quindi alle seguenti funzioni: rituale-performativa, corpo temporaneo della divinità evocata; apotropaica, per allontanare spiriti e disgrazie; didattica, come rappresentazione visiva dell’energia compassionevole che assume forma terrificante per purificare.
Il leone è emblema del ruggito del Dharma, cioè la voce del Buddha che dissolve l’ignoranza. Il terzo occhio rappresenta la visione trascendente, capace di vedere al di là del tempo e dello spazio. La corona dei cinque teschi simboleggia la trasmutazione delle cinque passioni in cinque saggezze; le zanne e la lingua rossa raffigurano la parola sacra che divora l’errore, l’energia dell’azione illuminata (karma-shakti). La policromia esalta la doppia natura della divinità: ocra/oro (sapienza), blu/verde (infinito e compassione), rosso (energia vitale).


BIBLIOGRAFIA
Werner Forman, Jamba Rintschcen, Lamaistische Tanzmasken: Der Erlik-Tsam in der Mongolei, Koehler & Amelang, Lipsia 1967
Charles Farkas, Éva Szabó, Mongolian Tsam Masks, Museum of Ethnography, Budapest 1990
Gilles Béguin, Les Danses Masquées du Tibet, Éditions Findakly, Paris 1991
Richard J. Kohn, Lord of the Dance: The Mani Rimdu Festival in Tibet and Nepal, SUNY Press, Albany 2001

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