Thang-ka di Gesar di Ling
- Denominazione
- Thang-ka di Gesar di Ling
- Autore
- Ignoto
- Tipologia
- Immagine portatile o da altare
- Nome locale
- ཐང་ཀ་ thang ka
- Datazione
- sec XIX
- Area Geografica
- Mongolia
- Materiali e Tecnica
- Inchiostro e tempera minerale su tela di cotone; montatura in damasco di seta marroni con motivi circolari con il drago imperiale
- Dimensioni
- cm 104 x 76
- N. Inventario
- FSP/AEt/CRB/CPA/2293
NOTE
Thangka tessile (icona buddhista appesa) con pannello centrale dipinto e cucito su montatura in damasco di seta marrone con motivi circolari contenenti draghi. Cuciture visibili, giunte regolari. L’opera è completa del suo apparato tessile originale, comprendente uno zhal khe (velo protettivo) in seta gialla cucito al bordo superiore e due zhal btags (nastri cerimoniali) pendenti dalle estremità del bastone di ancoraggio. Tale corredo, tipico della manifattura mongola d’alto rango, non solo garantisce la conservazione della superficie pittorica, ma ne preserva la potenza ‘esoterica’, rivelandola solo al momento opportuno e ne sottolinea la funzione liturgica di oggetto ‘vivente’ e venerato.
La tela mostra un evidente ingiallimento e alcune gore di umidità nella parte superiore, coerenti con un oggetto che è stato appeso per decenni in contesti non protetti (probabilmente una tenda o un tempio rurale).
Il thangka celebra la figura di un condottiero divino, molto probabilmente Gesar di Ling (Sengchen Gyalpo) l’eroe epico delle steppe, qui in una delle sue manifestazioni come protettore della fede e distruttore dei nemici del Dharma. Il guerriero cavalca un destriero bianco al galoppo. Indossa una complessa armatura lamellare di tipo mongolo, un elmo sormontato da piume e bandiere, e regge nella mano destra una frusta o una lancia, mentre la sinistra impugna un arco e una faretra. L’espressione è fiera, con occhi spalancati e baffi sottili.
La composizione è densa di figure sussidiarie. In alto, tre divinità guerriere volano tra le nuvole. Intorno al protagonista, una schiera di cavalieri armati, fanti e animali selvatici (tigri, leopardi, lupi e yak) partecipano alla carica, simboleggiando il dominio della divinità su tutte le forze della natura. Sotto gli zoccoli del cavallo appare un padiglione o tempio in stile cinese/mongolo, che rappresenta la stabilità del regno o la protezione del luogo sacro.
La tecnica sembra essere quella di un’illustrazione epica. Il tratto a inchiostro è sottile e dinamico, con un uso limitato del colore (blu, rosso, oro) per enfatizzare solo i dettagli cruciali dell’armatura e dei finimenti. Questo stile era molto amato in Mongolia per la sua capacità di narrare grandi battaglie in spazi contenuti. La seta di colore marrone presenta motivi a draghi imperiali circolari, un contrasto lussuoso rispetto alla semplicità grafica del dipinto, suggerendo che l’opera fosse tenuta in altissima considerazione.
Questo thangka è un documento straordinario della spiritualità guerriera mongola. Gesar di Ling non è solo un eroe letterario, ma una deità reale che garantisce successo, coraggio e protezione nei viaggi e nelle contese. La scelta cromatica sobria e l’attenzione per i dettagli delle armi riflettono il gusto di una committenza che conosceva bene la vita militare e la caccia. È un pezzo ‘di carattere’, meno liturgico-astratto e molto più vicino alla tradizione orale e sciamanica che il Buddhismo mongolo ha saputo integrare perfettamente.
BIBLIOGRAFIA
Ann Shaftel, “Notes on the Technique of Tibetan Thangkas”, in Artibus Asiae, Vol. 41, No. 1/2, pp. 115–136, Museum Rietberg Zürich / Harvard University, 1979
David Jackson e Janice Jackson, Tibetan Thangka Painting: Methods and Materials, Shambhala Publications, Boulder 2012 (1984)
Neelam Agrawal Srivastava, “Buddha and Buddhism as the Subject Matter in Thangka Paintings”, in International Journal of Multidisciplinary Educational Research (IJMER), Vol. 7, Issue 2(4), pp. 204–218