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Scheda Tecnica

Thang-ka di un Dharmapala

Mongolia
sec XIX
Denominazione
Thang-ka di un Dharmapala
Autore
Ignoto
Tipologia
Immagine portatile o da altare
Nome locale
ཐང་ཀ་ thang ka
Datazione
sec XIX
Cultura / Etnia
Scuola di Urga (Stile Zanabazar)
Area Geografica
Mongolia
Materiali e Tecnica
Tempera minerale su tela di cotone; montatura in damasco di seta viola; cordoncino di seta a incorniciare sia il pannello centrale che la montatura
Dimensioni
cm 38 x 29
N. Inventario
FSP/AEt/CRB/CPA/2290

NOTE
Thangka tessile (icona buddhista appesa) con pannello centrale dipinto e cucito su montatura in damasco di seta viola. Ampia sezione inferiore ‘a grembiule’, tipica delle montature rituali destinate a ricadere in avanti quando la thangka è appesa. Cuciture visibili, giunte regolari.
Lopera raffigura lemanazione pacifica di un Dharmapala (probabilmente Pehar o Dorje Shugden in forma Shanti): il corpo bianco-latte indica che la divinità sta agendo per pacificare (shantika), ovvero per rimuovere malattie, ostacoli e confusione mentale, piuttosto che per distruggere i nemici con la forza (forma irata); nella mano sinistra regge un gioiello (chintamani) e nella destra impugna un vessillo, mix lo qualifica come un protettore e guardiano; lasino è lanimale prediletto dalle divinità che devono viaggiare tra i mondi (quello degli umani e quello degli spiriti) ed è legato ai rituali di sottomissione degli spiriti maligni locali. Le quattro figure a cavallo, ai quattro angoli del pannello, sono vestite con abiti laici o armature ‘leggere’, gli agenti-messaggeri (Gyalpo-khor) che portano la protezione nel mondo materiale: sottolineano la capacità della divinità centrale di agire istantaneamente in ogni direzione. Al centro del bordo superiore il Vajrapani (Chana Dorje) o una forma di Mahakala, corpo massiccio in blu scuro in un nimbus di fiamme arancioni, un vajra sollevato nella mano destra e il tarjani mudra (il gesto di minaccia) con la sinistra: rappresenta la ‘radice spirituale’ e la potenza di tutti i Buddha, sotto la cui autorità agisce il protettore sullasino. In Mongolia, queste figure erano spesso legate al culto degli Ovoo (cumuli di pietre sacri) e alla protezione delle carovane. Un protettore bianco su asino è il custode ideale per chi deve attraversare territori difficili, portando con sé non solo la forza della legge buddhista, ma anche la fortuna materiale.
Questo esemplare, per dimensioni e iconografia, era probabilmente un thangka da viaggio o destinato a un piccolo altare domestico.


BIBLIOGRAFIA
Ann Shaftel, “Notes on the Technique of Tibetan Thangkas”, in Artibus Asiae, Vol. 41, No. 1/2, pp. 115–136, Museum Rietberg Zürich / Harvard University, 1979
David Jackson e Janice Jackson, Tibetan Thangka Painting: Methods and Materials, Shambhala Publications, Boulder 2012 (1984)
Neelam Agrawal Srivastava, “Buddha and Buddhism as the Subject Matter in Thangka Paintings”, in International Journal of Multidisciplinary Educational Research (IJMER), Vol. 7, Issue 2(4), pp. 204–218

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