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3000 OPERE E MANUFATTI PER PROMUOVERE L'INTERAZIONE TRA L'ARTE CONTEMPORANEA E L'ARTE DELLE "ALTRE" CULTURE NELLA MODALITÀ OBJECT/SPECIFIC

3000 OBJECTS AND WORKS OF ART TO PROMOTE INTERACTION BETWEEN CONTEMPORARY ART AND THE ART OF "OTHER" CULTURES IN OBJECT /SPECIFIC MODE

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A Rovereto, dal 27 marzo a Palazzo Alberti Poja, le iniziative "Confini e Conflitti / Borders and Battles"
 
Confini e Conflitti

Confini e Conflitti. Visioni del potere nel tappeto figurato orientale
Italia  |  Trentino, Rovereto  |  Palazzo Alberti Poja
dal 27 marzo all'11 ottobre 2015
info www.mostraconfinieconflitti.it
Un'esposizione itinerante, un catalogo bilingue italiano-inglese, laboratori didattici per le scuole, attività di ricerca accademica, numerosi eventi collaterali. I war rug, i tappeti di guerra realizzati in Afghanistan - ma anche in Pakistan e Iran dove risiedono molti profughi afghani - diventano l'espediente per promuovere una riflessione che, oltre ogni narrazione storico-artistica o estetica, reclami attenzione sulle pressioni a cui sono sottoposti i confini degli Stati del globo. #mostraconfinieconflitti

La mostra «Confini e Conflitti. Visioni del potere nel tappeto figurato orientale» è promossa e prodotta dalla Fondazione Sergio Poggianella, dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto e dal Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento; essa è proposta in collaborazione con il Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani, la Giornata Internazionale della Pace – Onu e l’Archivio Aldo Mondino.
Ideata e curata da Sergio Poggianella, direzione scientifica di Elena Dai Prà, è stata realizzata con il patrocinio morale di: Regione Autonoma Trentino-Alto Adige, Provincia Autonoma di Trento, Comune di Rovereto, AGeI Associazione Geografi Italiani, AIC Associazione Italiana Cartografia, AIIG Associazione Italiana Insegnanti di Geografia, CISGE Centro Internazionale di Studi Storico-Geografici, Società Geografica Italiana, Società di Studi Geografici, IPRASE Istituto per la Ricerca e la Sperimentazione Educativa, Società Museo Civico.

Attingendo alla collezione di duecento esemplari di tappeti figurati orientali (dal fondo di dotazione della Fondazione Sergio Poggianella), si è inteso allestire un percorso che fosse in grado di documentare le numerose varianti dei cosiddetti war rug, i tappeti di guerra afghani, ponendone in evidenza le questioni e le prospettive di ricerca. Prevalentemente annodati e più raramente tessuti o ricamati, questi sono realizzati per la gran parte in Afghanistan (ma anche in Pakistan, alla cui frontiera nord-ovest si erano stanziate le nuove manifatture dei profughi afghani, o in Iran dove ancora oggi si contano circa tre milioni di rifugiati afghani), oltre che in Asia Centrale e in Cina. Tra i loro soggetti, rappresentazioni geografiche del mondo e della regione afghana che vanno da veri e propri planisferi arricchiti dal catalogo delle bandiere degli Stati, alle carte politiche e tematiche, al paesaggio, al ritratto dei personaggi pubblici; con o senza le “armi”. Sono manufatti che hanno goduto della massima fortuna, ovvero di un significativo interesse commerciale, nel periodo compreso tra l’invasione sovietica dell’Afghanistan (1979-1989) e la missione Enduring Freedom (2001-2006), ben oltre i confini dello stesso Afghanistan. La loro origine rimane però ancora tutta da indagare, costituendo tale produzione un esempio di drastica rottura con la tradizione del tappeto orientale; basti pensare che già negli anni Venti, nel vicino Khotan, nella trama dei tappeti si insidiavano i primi segni della rivoluzione modernista, comparendo nei paesaggi urbani i treni in velocità, le navi a vapore e gli aeromobili.

Se è vero che nei war rug si addensa un affascinante e ricco repertorio di immagini, rivelatore in molti casi di straordinarie personalità creative e artistiche, con altrettanta chiarezza emerge quanto questi tappeti e i loro autori siano stati spesso vittime inconsapevoli di cliché interpretativi e di lacune storiografiche. Per niente trascurabile inoltre che tale repertorio di “visioni del potere” metta in scena, più o meno intenzionalmente, i rapporti di forza tra gli Stati del mondo, offrendosi così quale memento del contesto storico e geografico di un Afghanistan e dei popoli che lo abitano o che lo hanno abitato da oltre cent’anni dilaniati dalla guerra, da molte guerre.

Nel Centenario della Grande Guerra, ci è sembrato significativo che tali iniziative, sebbene progettate per la circuitazione in altre sedi, prendessero avvio dal Trentino e da Rovereto: nel tempo passato, terra della rivendicazione patriottica e irredentista dell’italianità; nel tempo presente, terra dell’«ideale di pace, di rispetto dell’uomo, di unione di tutti i popoli del mondo». Qui, nel 1815, non era bastata una linea di confine tirata un po’ troppo a sud per “sentire” l’appartenenza al Tirolo e all’Impero d’Austria; qui, non poteva bastare una linea di confine per convincere alla battaglia contro gli Italiani.
Il Trentino e Rovereto in quella Grande Guerra che ha cambiato la storia dell’Europa sono stati un “fronte”, la linea – il tratto di inchiostro impresso su una carta geografica – lungo la quale gli eserciti dei Paesi confinanti si sono scontrati. Il Trentino e Rovereto, ancora oggi custodi di una drammatica memoria delle controversie confinarie, ospitano le iniziative di «Confini e Conflitti. Visioni del potere nel tappeto figurato orientale».

Lo abbiamo voluto sottolineare affiancando, nel percorso espositivo, accanto ai war rug, le opere di arte contemporanea di Vittorio Corsini, Andrea de Carvahlo, Federico Lanaro, Aldo Mondino e Sarenco: artisti di generazioni differenti e dai linguaggi differenti che interpretano il tappeto confrontandosi sul tema della guerra e della sua denuncia, dei rapporti di forza tra le potenze, del dialogo tra le religioni.
E lo abbiamo voluto sottolineare anche tracciando e promuovendo – grazie alla condivisione e alla collaborazione con i numerosi partner che hanno aderito al progetto – occasioni trasversali di incontro per bambini, ragazzi e adulti affinché possano osservare e sperimentare, apprendere e imparare, comprendere e conoscere.
Questa è la strada per una “cultura di pace”.

Il confine è una convenzione che separa e divide, ma che allo stesso tempo istituisce appartenenza, che garantisce protezione; mentre la guerra, ogni guerra, profanando il confine, vìola le identità.
«Confini e Conflitti. Visioni del potere nel tappeto figurato orientale» i confini vuole non profanarli ma attraversarli, varcarli per esplorare spazi e condividere culture.

 

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