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Giuseppe Desiato
Giuseppe Desiato (Napoli 1935 – 2024) è stato uno dei pionieri della Body Art e dell’arte performativa in Italia, protagonista di una ricerca radicale che ha messo in discussione il ruolo stesso dell’opera d’arte.
Nato e formato a Napoli, Desiato rimase sempre profondamente legato alla sua città, dalla quale trasse materia culturale, antropologica e immaginaria per un lavoro che sfugge alle categorie convenzionali tra pittura, scultura, azione e gesto performativo.
Negli anni Sessanta collabora con la rivista artistica “Linea Sud” e con il gruppo “Continuum”, segnando i primi passi di una pratica trasgressiva e demistificatrice. Già in quegli anni produce le serie delle “Carte Stracce” e dei “Monumenti Effimeri”: assemblaggi di materiali poveri — scatole di cartone, pezzi di bambole, fiori finti, luci intermittenti, ritagli di fotografie — che l’artista crea per poi spesso distruggere o sotterrare, ribaltando l’idea di opera permanente e mettendo in scena il tempo e l’effimero come elementi costitutivi dell’arte.
Nel 1974, a Basilea, compie una delle sue performance più celebri coinvolgendo la violoncellista Charlotte Moorman in un’azione dove la scena, il corpo e l’immagine si fondono in un atto rituale di velo, luce e fiori, sotto gli sguardi di figure dell’azionismo viennese come Hermann Nitsch. È un gesto che riassume la doppia anima di Desiato: cerimoniale e sovversivo, lirico e disturbante.
Partecipazioni a fiere internazionali e collaborazioni con galleristi critici di Body Art – tra cui Studio Morra di Napoli e l’Archivio Francesco Conz – accompagnano una ricerca che non accetta compromessi con il mercato dell’arte, rimanendo coerente fino alla fine.
La documentazione fotografica delle sue azioni diventa essa stessa opera, testimonianza preziosa di gesti performativi di forte carica simbolica, tra erotico, religioso e antropologico. La grande retrospettiva a Manifesta 7 (Trento, 2008), con volume antologico – curato da Sergio Poggianella e Micaela Sposito, con prefazione di Gillo Dorfles – è uno dei momenti più significativi di riscoperta critica della sua opera.
Giuseppe Desiato lascia un’eredità profonda: quella di un artista che ha messo in scena l’arte come atto, corpo e rito — un precursore delle pratiche performative e concettuali che hanno segnato la scena europea dagli anni Sessanta in poi.
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