RAFFAELE BIOLCHINI

Raffaele Biolchini (Pavullo nel Frignano 1946 – Modena 1994) compie la propria formazione artistica a Modena, sviluppando sin da giovane una pittura segnata da un forte senso materico e da un’attenzione quasi scultorea alla superficie.
Negli anni Settanta si afferma nell’ambiente emiliano come una figura appartata ma rigorosa, vicina alle ricerche informali e post-informali, pur mantenendo una poetica del tutto personale.
Al centro del suo lavoro resta sempre la tensione tra gesto e struttura: tele spesse, sedimentate, percorse da graffi, incisioni, sovrapposizioni cromatiche che trasformano il quadro in un territorio tattile, quasi geologico. Biolchini tratta la materia come un organismo vivo, dove luce e colore emergono da processi lenti e stratificati. Questa dimensione ‘terrosa’ e insieme lirica gli vale l’attenzione di critici e galleristi dell’area modenese e bolognese, con mostre personali e collettive nel corso degli anni Ottanta e primi Novanta.
Pur non essendo legato a movimenti ufficiali, Biolchini dialoga idealmente con le ricerche europee sulla materia pittorica, da Fautrier agli italiani dell’Informale, reinterpretandole con una sensibilità padana, introversa e fisica. Le sue opere, presenti in collezioni pubbliche e private dell’Emilia-Romagna, testimoniano una ricerca intensa e coerente, interrotta prematuramente dalla morte a Modena nel 1994.
Resta oggi come una delle voci più autentiche della pittura materica emiliana della seconda metà del Novecento.

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