FAUSTO MELOTTI

Fausto Melotti (Rovereto 8 giugno 1901 Milano 22 giugno 1986) e si forma prima in ingegneria a Milano e poi in scultura all’Accademia di Brera, dove segue i corsi di Adolfo Wildt accanto a Lucio Fontana. Questa doppia radice — il rigore matematico e la sensibilità plastica — diventerà uno dei tratti distintivi della sua opera.
Fin dagli anni Trenta aderisce al clima dell’astrazione italiana, partecipando al gruppo del Milione e contribuendo alla definizione di un linguaggio essenziale, anti-monumentale, in cui la scultura si fa ritmo, struttura, musica silenziosa. La sua ricerca evolve in una direzione personale e inconfondibile: fili di metallo, lamine sottili, lastre dorate, elementi modulari compongono opere leggere, quasi sospese, nelle quali il vuoto diventa materia tanto quanto il pieno. Melotti costruisce “spazi poetici”, teatrini, costellazioni, presenze fragili che dialogano con l’architettura e con la dimensione intima dell’ascolto.
Accanto alla scultura sviluppa un’intensa attività nelle arti applicate, in particolare nella ceramica, dove sperimenta forme, colori e superfici in una continua oscillazione fra astrazione e racconto. Le sue ceramiche, prodotte anche per il laboratorio di Albisola, rivelano un lato ironico e giocoso che affianca la sua ricerca più lirica.
Dal dopoguerra in poi espone regolarmente alle principali Biennali e Quadriennali, collaborando con architetti e galleristi italiani e internazionali. Negli anni Settanta e Ottanta la sua opera viene riscoperta come una delle più alte e coerenti del Novecento europeo. Oggi Melotti è considerato un maestro assoluto dellastrazione poetica, capace di trasformare la scultura in musica visibile, equazione, respiro.

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