SRUVA o SRUK (Cucchiaio rituale per offerte)
- Denominazione
- SRUVA o SRUK (Cucchiaio rituale per offerte)
- Autore
- Ignoto
- Tipologia
- n.d.
- Datazione
- sec XVIII
- Area Geografica
- Mongolia
- Materiali e Tecnica
- Ottone e rame (coppa e terminali), legno duro patinato (fusto)
- Dimensioni
- cm 81.5 x 11
- N. Inventario
- FSP/2023/AEt/CRB/CPA/2227
NOTE
Questo oggetto è un Cucchiaio Rituale (in sanscrito Sruva o Sruk), uno strumento indispensabile per l’esecuzione dei rituali del fuoco (Homa) o per il versamento di offerte liquide durante le cerimonie tantriche mongole. La sua lunghezza considerevole è funzionale: permette al monaco di versare le offerte nel braciere mantenendo una distanza di sicurezza dal calore delle fiamme. Nel particolare, l’esemplare si distingue per una struttura architettonica della coppa che richiama direttamente la geometria del mandala utilizzato nei rituali del fuoco (Homa).
Il Terminale a Vajra a cinque punte è assicurato al legno tramite dei legacci in corda o fibra vegetale, dettaglio che indica un oggetto ‘da lavoro’, dove la manutenzione e la stabilità erano garantite da fissaggi meccanici visibili, tipici del pragmatismo mongolo.
La “Coppa dell’Offerta” è un capolavoro di simbolismo esoterico. La struttura rettangolare è ornata da sei Vajra incrociati (Vishvavajra) sbalzati: stabilizzano lo spazio e proteggono l’offerta dalle interferenze negative provenienti dalle direzioni cardinali. Al centro si trova una profonda cavità quadrangolare con un supporto metallico a croce: il quadrato rappresenta l’elemento Terra e la stabilità necessaria per “fissare” le benedizioni invocate durante il sacrificio. Alla base della coppa è sbalzata la maschera di un Makara o di una divinità irata con occhi fiammeggianti: la sua funzione è quella di “custodire” l’uscita del liquido verso il braciere, assicurando che l’atto sia puro e potente. La sommità della coppa è sormontata da una decorazione a tre petali o fiamme stilizzate, simbolo del fuoco trasformatore (Agni) che riceve l’offerta.
La combinazione di un fusto ligneo rustico con una coppa in ottone così densamente istoriata suggerisce che appartenesse a un alto prelato mongolo specializzato in rituali di sottomissione o in grandi cerimonie di purificazione della terra.
BIBLIOGRAFIA
Robert Beer, The Encyclopedia of Tibetan Symbols and Motifs, Shambhala Publications, Boston 1999, pp. 102-120