Ankusha (Pungolo rituale)
- Denominazione
- Ankusha (Pungolo rituale)
- Autore
- Ignoto
- Tipologia
- n.d.
- Datazione
- sec XIX
- Area Geografica
- Mongolia
- Materiali e Tecnica
- Bronzo traforato, zhadag in seta gialla, crine di yak rosso
- Dimensioni
- cm 6.7 x 9.5
- N. Inventario
- FSP/2023/AEt/CRB/CPA/2174
NOTE
Strumento liturgico di grande fascino, identificabile tecnicamente come un Ankusha (il “Pungolo” o “Gancio” rituale). Sebbene negli esemplari monumentali l’Ankusha presenti un uncino metallico, in questa variante portatile e cerimoniale mongola la sua funzione di “attrattore” di energie positive è affidata alla carica simbolica del medaglione e dei suoi paramenti. Insieme al cappio (Pasha), il pungolo è l’attributo fondamentale delle divinità che ‘pescano’ gli esseri senzienti dall’oceano della sofferenza per condurli alla liberazione.
Il cuore metallico dell’oggetto è un disco in bronzo traforato con il motivo del Vishvavajra (doppio Vajra incrociato): l’equilibrio assoluto e la stabilità delle direzioni cardinali, rendendo il pungolo uno strumento infallibile nel suo raggio d’azione. La lunga frangia in crine di yak tinto di rosso declina l’“attività magnetizzante” e il desiderio trasformato in compassione; i crini rappresentano la forza radiante del fuoco che “aggancia” la mente del praticante per non farla deviare dal Dharma. L’anello di presa è adornato con una sciarpa di seta gialla (khadag o zhadag): il giallo è il colore della terra e della scuola Ghelugpa, indicando che questo pungolo è stato consacrato per aumentare la saggezza e la stabilità spirituale di chi lo possiede.
L’oggetto mostra una manifattura di alta precisione: il traforo del bronzo è netto, permettendo alla luce di passare attraverso i bracci del Vajra, simboleggiando la natura trasparente e vacua della realtà. I materiali organici (seta e crine) appaiono ben conservati nonostante l’età, con una patina d’uso sull’anello di bronzo che indica una manipolazione cerimoniale frequente.
Questo esemplare è la prova di come l’arte mongola riesca a condensare concetti metafisici complessi (come il magnetismo spirituale) in oggetti di piccole dimensioni ma di enorme potenza visiva.
BIBLIOGRAFIA
AA. VV., Mongolyn Ardiin Urlag, Ulaanbaatar Fine Arts Museum / State Publishing, Ulaanbaatar 1982
Françoise Pommaret, Buddhist Art of Mongolia, Éditions du Patrimoine, Paris 2003
Tsultemin Uranchimeg, A Monastery on the Move: Art and Politics in Later Buddhist Mongolia, University of Hawaii Press, Honolulu 2020