Lakshmi (Shri Devi / Pal Lhamo pacifica)
- Denominazione
- Lakshmi (Shri Devi / Pal Lhamo pacifica)
- Autore
- Ignoto
- Tipologia
- n.d.
- Datazione
- prima metà sec XX
- Area Geografica
- Mongolia
- Materiali e Tecnica
- Bronzo fuso a cera persa e argentato
- Dimensioni
- h cm 40
- N. Inventario
- FSP/2023/AEt/CRB/CPA/2263
NOTE
La scultura rappresenta la divinità Lakshmi (in ambito buddhista nota anche come Shri Devi o Pal Lhamo nella sua forma pacifica), la dea della ricchezza, dell’abbondanza e della bellezza, che occupa un posto di rilievo nel pantheon buddhista mongolo e tibetano, pur avendo la sua origine nell’Induismo, nel cui contesto è una delle divinità principali e primordiali, sposa di Vishnu. In ambito buddhista viene venerata come un Bodhisattva o una figura protettrice che elargisce meriti e prosperità necessari per sostenere la pratica spirituale: sue immagini apparivano già sui portali degli stupa buddisti (come a Sanchi) quali simbolo di buon auspicio per i pellegrini.
La divinità è raffigurata con quattro braccia, attributo che ne indica la potenza sovrannaturale e la capacità di agire simultaneamente sui quattro scopi della vita (Purushartha): giustizia, ricchezza, piacere e liberazione. Le mani superiori impugnano due fiori di loto (Padma) in piena fioritura, simbolo di purezza e illuminazione spirituale che sorge dal fango del mondo materiale. La mano inferiore destra e posta nel gesto di protezione e rassicurazione (Abhaya Mudra), volto a scacciare la paura dai fedeli. La mano inferiore sinistra è distesa nel gesto della carità (Varada Mudra), a simboleggiare la concessione di doni e prosperità. Siede in Lalitasana (la posa della “regalità rilassata”), con la gamba destra che scende dolcemente e poggia su un piccolo bocciolo di loto supplementare. Il trono è un Visvapadma (doppio loto) dalle proporzioni generose, con petali finemente cesellati che richiamano lo stile della scuola di Zanabazar, sebbene con la pesantezza e la decoratività tipiche della produzione mongola più tarda. La figura indossa i tredici ornamenti dei Bodhisattva pacifici: una corona a punte, orecchini pesanti, collane multiple con fili di perle che attraversano il busto e bracciali elaborati. Il volto presenta un’espressione serena e compassionevole, con occhi a mandorla e una piccola urna (terzo occhio) incisa sulla fronte, segno di visione spirituale superiore.
In Mongolia, Lakshmi è invocata non solo per la prosperità materiale, ma come custode della stabilità della famiglia e dello Stato.
La statua mostra un’eccellente fusione, con dettagli nitidi nel diadema e nelle vesti che suggeriscono una provenienza da una fonderia di alta qualità della Mongolia esterna.
BIBLIOGRAFIA
AA. VV., Mongolyn Ardiin Urlag, Ulaanbaatar Fine Arts Museum / State Publishing, Ulaanbaatar 1982
Françoise Pommaret, Buddhist Art of Mongolia, Éditions du Patrimoine, Paris 2003
Tsultemin Uranchimeg, A Monastery on the Move: Art and Politics in Later Buddhist Mongolia, University of Hawaii Press, Honolulu 2020