Scheda Tecnica

Siddhartha in ascesi (Fasting Budda)

Cina
fine sec XVIII
Denominazione
Siddhartha in ascesi (Fasting Budda)
Autore
Ignoto
Tipologia
Scultura Lignea Devozionale
Datazione
fine sec XVIII
Area Geografica
Cina
Materiali e Tecnica
Legno duro (probabilmente bosso o sandalo rosso) intagliato e patinato
Dimensioni
h cm 35
N. Inventario
FSP/2023/AEt/CRB/CPA/2264

NOTE
Scultura lignea raffigurante Siddhartha Gautama (Fasting Buddha o Buddha in ascesi) in stato di ascesi estrema, durante il periodo di mortificazione e digiuno praticato prima del risveglio. Il corpo è reso con notevole precisione anatomica: le costole sporgono in modo drammatico, così come le clavicole, le scapole e la colonna vertebrale; il ventre è completamente rientrato. Il volto presenta tratti ascetici ma vigili, con cranio allungato e zigomi pronunciati. L’espressione, tesa e concentrata, riflette l’introspezione meditativa e il rigore della pratica ascetica. La figura è seduta su una base circolare scolpita a intreccio, con una profonda spaccatura strutturale formatasi nel tempo. La postura, inginocchiata e con un braccio poggiato sul ginocchio, evidenzia l’equilibrio precario tra debolezza fisica e potenza spirituale. La mano sinistra regge un mālā (rosario buddhista), elemento iconografico che sottolinea la continuità della pratica meditativa anche durante il digiuno estremo.
Questa rappresentazione non è frequente nell’arte sinica quanto nell’area indo-gandharica, ma con la Dinastia Qing si diffonde come soggetto votivo e meditativo, soprattutto in ambito monastico chan, nelle sale di meditazione, presso gruppi di luohan e rappresentazioni didattiche del percorso verso l’Illuminazione. Il soggetto incarna la consapevolezza della ‘Via di mezzo’ (madhyamā pratipad) e il momento antecedente alla realizzazione del Dharma.
Come modello figurativo richiama tradizioni sino-tibetane e, più indirettamente, la tradizione gandharica del Siddhartha Emaciato, interpretata qui attraverso la sensibilità scultorea Qing: sobria, essenziale, priva di policro-mie marcate e centrata sulla resa calligrafica delle superfici.
Nel XVIII secolo, la corte Qing coltiva un forte interesse per il buddhismo tibetano, la tradizione chan, la scultura votiva di piccolo e medio formato. Questo tipo di statua apparteneva spesso ad altari domestici, veniva usato come oggetto per favorire la meditazione e circolava in ambito monastico come strumento pedagogico per i novizi, ma altresì accompagnava collezioni di luohan scolpiti.
Probabile produzione dell’area del Fujian o dello Zhejiang, regioni note per la scultura lignea a patina naturale.


BIBLIOGRAFIA
James Palmer, The Qing Dynasty and Traditional Chinese Wood Sculpture, Wenwu Press, Beijing 2010
Lenka Kocianová, Buddhist Art of the Qing Dynasty, National Gallery Publishing, Prague 2012

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