Tsakli - Immagine Votiva Portatile
- Denominazione
- Tsakli - Immagine Votiva Portatile
- Autore
- Ignoto
- Tipologia
- Immagine Votiva Portatile
- Nome locale
- бурхан зураг burkhan zurag (mongolo) - ཚག་ལི་ Tsag-li (tibetano)
- Datazione
- sec XIX
- Area Geografica
- Mongolia
- Materiali e Tecnica
- Tempera a pigmenti minerali e vegetali su tela di cotone sottile; bordo rosso dipinto; linee di contorno nere; aureole fiammanti arancioni; iscrizione in rosso cinnabro al verso
- Dimensioni
- cm 8.5 x 7.7
- N. Inventario
- FSP/2023/AEt/CRB/CPA/2301
NOTE
Dipinto votivo portatile (tsakli in tibetano o burkhan zurag in mongolo) con divinità irata a cinque manifestazioni.
La figura centrale rappresenta una divinità irata di colore blu, con tre occhi, bocca aperta che mostra le zanne, folta chioma color rame/oro, corona di teschi semplificata, monili ossei dipinti in bianco, una gamba sollevata in posizione di danza (ardha-pratyālidha), l’altra poggiata su un essere umano disteso (simbolismo dell’annientamento dell’ego o degli ostacoli). Tiene in mano un kapala (coppa cranica) con liquido rituale, un kartri (coltello rituale) o un uncino (dettaglio eroso ma compatibile). L’insieme rimanda a un protettore tantrico del tipo Mahākāla, Vajrabhairava o una forma locale di Gönpo (protettore mongolo-tibetano). Intorno, quattro figure femminili/maschili, in colori diversi (bianco, rosso, giallo, verde), tutte in posa danzante, iconografia irata semplificata, aureole fiammanti, posizioni speculari: sono probabilmente emanazioni della divinità centrale, oppure guardiani cardinali.
Sul retro, una scritta con calligrafia tibetana (tipo dbu-can molto semplificata, uso comune in Mongolia), in rosso cinnabro, per la quale è da escludere una ‘firma autoriale’ (cosa rarissima nei dipinti lamaico-mongoli e soprattutto in questa tipologia di manufatto), piuttosto una designazione rituale o un ‘mantra di attivazione’. La grafia è consumata e permette solo una lettura speculativa: ཨོཾ་གྷེ་ཧཱུྃ་ (OM GHE HUM), che attesterebbe l’indicazione di un’invocazione, di un mantra abbreviato. Quasi tutti i piccoli dipinti portatili (tsakli) hanno sul retro una formula breve che ‘attiva’ l’immagine dopo la benedizione monastica.
Il dipinto assolve alla funzione di protezione personale (la presenza di emanazioni cardinali suggerisce un uso meditativo o apotropaico), di strumento per pratiche tantriche e altresì di materiale didattico (probabilmente parte di un set di più immagini utilizzate in rituali di visualizzazione).
La palette cromatica, lo stile grafico popolare, il supporto in tela di cotone, la semplificazione delle proporzioni (non conforme agli standard canonici tibetani del XVIII secolo), il confronto con piccoli esemplari museali pressoché identici (Zanabazar Museum, Hermitage, collezioni Amdo) lo ascrivono alla produzione tipica della Mongolia lamaica del XIX secolo (area Khalkha o Mongolia Interna).
Le abrasioni diffuse, le lacune nei pigmenti, il retro annerito e con macchie da contatto, la tela irregolare agli angoli e sfilacciata, l’iscrizione parzialmente leggibile indicano uno stato di conservazione coerente con un oggetti rituale maneggiato a lungo.
BIBLIOGRAFIA
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